Perchè Il Cdr Del Corriere Ha Ragione Sulla Questione Linkiesta

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Redazione milanese di Linkiesta / linkiesta.it

Mai link fu più odiato. Al comitato di redazione del Corriere della Sera non è andato a genio un box con notizie pubblicato sulla homepage corriere.it (ora rimosso) che rimandava al quotidiano online Linkiesta. Con una lettera indirizzata al direttore Ferruccio De Bortoli, la redazione si è lamentata della scelta della dirigenza.

“Caro direttore, abbiamo visto con stupore che il nostro sito online ospita addirittura un link a un altro sito – si legge nella missiva resa pubblica dal sito di Franco Abruzzo -. Ci sembra una iniziativa incomprensibile, specie in un momento in cui stiamo discutendo, con tutte le difficoltà che conosci, su come rendere più redditizio il nostro di sito. Ti chiediamo, dunque, di interrompere quest’operazione che ha disorientato la redazione e che per altro è stata assunta senza neanche informare il Cdr, come invece è previsto dal Contratto. In caso contrario non riusciamo proprio a capire di che cosa dovremmo continuare a discutere. Un caro saluto”.

In rete si è scatenata l’ironia. Massimo Mantellini ha definito il comunicato un “messaggio futurista”. Il sito Giornalettismo ha descritto i giornalisti del Corriere come antiquati: “ll Cdr del Corriere ha oggi preso carta, penna e calamaio, si è seduto sul suo scrittoio del ’700, ha ravvivato di legna la stufa e il camino, e dopo aver preso la coperta di lana per coprirsi le gambe ha cominciato a scrivere una lettera al direttore – è scritto nel pezzo -. E insomma, addirittura un link ad un altro sito, ha vergato il Cdr in calligrafia ottocentesca e imbevendo la piuma sull’inchiostro con vigore, mentre la radio gracchiava in un angolo Qui Radio Londra“.

Della notizia si è occupato anche il Fatto Quotidiano con un  articolo a firma Fulvio Sarzana e lo stesso Linkiesta attraverso il blog di Tito Faraci. “Sono senza parole, o quasi. L’emozione, lo sdegno e lo sconcerto sono troppo forti. Ma devo farmi animo – scrive lo sceneggiatore -. Mai si era visto nulla di simile. E adesso? La gente, che si sa legge un solo sito al giorno, abbandonerà l’uno al suo triste destino, scegliendo l’altro. Dove andremo a finire?!”.

La questione, fin troppo banalizzata, è molto interessante. L’operazione del Corriere con Linkiesta è identica a quello che Repubblica fa con l’Huffington Post. Quando il quotidiano diretto da Lucia Annunziata è stato aperto in Italia, su repubblica.it è comparso un ampio box nella sidebar che rimanda allo splash aggiornato del sito. La versione italiana di Huffington Post è però realizzata in collaborazione con il gruppo L’Espresso, editore di Repubblica. Anche se la partnership non è stata resa nota nei particolari, è abbastanza chiaro come il gruppo editoriale stia tentando di indirizzare i lettori di repubblica.it sul nuovo nato, aumentando le page views di quest’ultimo.

Lo scopo del box di Linkiesta sulla homepage di corriere.it sembra essere lo stesso. La versione online del quotidiano di via Solverino secondo dati Audiweb (Luglio 2013) ha 6 milioni e 800mila lettori unici al mese. Il confronto con Linkiesta è impietoso. Il giornale indipendente raggiunge meno di 400mila lettori al mese. E’ chiaro dunque chi ne tragga vantaggio. Allora perché questa scelta? Impiegare uno spazio così ampio e visibile per un giornale online come Linkiesta su una delle homepage più visitate d’Italia vuol dire sottrarlo evidentemente a un possibile inserzionista e quindi a un guadagno. E’ questo il punto su cui si concentra il Cdr del Corriere: “…una iniziativa incomprensibile, specie in un momento in cui stiamo discutendo, con tutte le difficoltà che conosci, su come rendere più redditizio il nostro di sito”.

A molti forse è però sfuggito che la concessionaria di pubblicità di Linkiesta è Rcs Pubblicità, la stessa, chiaramente, del Corriere della Sera. Il giornale indipendente è l’ultima conquista del colosso nell’offerta “web” come si può vedere dalla mappa sottostante. Linkiesta insieme a Kelkoo è però l’unico sito web che non appartiene alla rosa di giornali di Rcs Mediagroup.

rcspubblicita.it

L’inserimento del box di Linkiesta sulla homepage del Corriere rientra probabilmente in un accordo con la concessionaria pubblicitaria che punta ad incrementare le visite del giornale indipendente, aumentando di conseguenza il prezzo di vendita degli spazi pubblicitari (la proposta di Rcs Pubblicità per linkiesta.it conta ben dodici formati di banner differenti). Se però gli incassi pubblicitari degli altri siti presenti nella rosa “web” di Rcs Pubblicità rientrano comunque nel gruppo Rcs Mediagroup del Corriere, quelli di Linkiesta andranno inevitabilmente all’editore Linkiesta Spa.

Non conosciamo gli accordi intercorsi tra Rcs Mediagroup, Rcs Pubblicità e Linkiesta Spa ma alla luce delle informazioni note e sapendo che il Cdr non è stato informato dei dettagli della partnership (come riporta il comunicato), la protesta della redazione appare quantomeno legittima. Non si può ridurre la questione a un capriccio di giornalisti antiquati ma bisogna inquadrarla nel giro di affari che corriere.it genera attraverso le sue visite, conquistate a fatica proprio dalla stessa redazione che adesso viene sbeffeggiata in rete. Uno spazio, seppur piccolo, concesso ad un sito internet concorrente è uno spazio tolto alla pubblicità. Non siamo nel ‘700 ma nel mondo degli affari del 2013. E di questo il Cdr è ben conscio.

Update (23/10/2013): Come ipotizzato nel nostro articolo, il box di Linkiesta è una iniziativa di marketing. Ecco la risposta che il direttore Ferruccio De Bortoli e il vice Luciano Fontana hanno dato alla redazione. “Cari colleghi, la presenza di un box del sito Linkiesta è un’iniziativa di marketing – scrivono – e come tale collocata nella terza colonna del nostro sito riservata a questo tipo di iniziative. E’ prevista per un mese con due uscite settimanali. Al termine di questo periodo sarà fatta una valutazione del risultato. Non si tratta di un’iniziativa editoriale del Corriere (e per questo motivo non comportava comunicazione all’organismo sindacale da parte della direzione) e non ha alcun rapporto con il confronto in atto sul piano editoriale e organizzativo della nostra testata”.

La contro-risposta del Cdr non si fa attendere. La redazione ironizza sul fatto che, con questa logica, prima o poi nella colonna destra ci potrebbe finire anche una pubblicità de La Stampa. “Caro direttore, prendiamo atto della tua risposta in merito alla vicenda de Linkiesta – scrive il comitato – ma ribadiamo tutte le nostre perplessità. Il caso pone un serio problema di rapporti tra marketing e contenuti giornalistici, anche sul sito. Nella terza colonna del nostro sito, oltre ai blog, ci sono essenzialmente iniziative di ‘autopromozione’, mentre in questo caso ben comprendiamo il vantaggio de Linkiesta, ma non quello del Corriere”.

“Se questo è l’uso che si intende fare di quello spazio allora, secondo il Cdr, andrebbe affiancata a testi e foto non giornalistici una scritta tipo ‘spazio pubblicitario’ o ‘spazio marketing’ (così come avviene sulla carta stampata). Viceversa – continua il comitato – la direzione si assume la piena responsabilità di quegli spazi. Riteniamo comunque il precedente preoccupante: così come è stato collocato il link de Linkiesta, tra qualche tempo a qualcuno potrebbe venire in mente di collocare un link, per esempio, con La Stampa. Ti chiediamo quindi un incontro urgente sul tema specifico e più estesamente, per la tua competenza, sulle linee di azione del marketing del Corriere (che riguardano il Cdr, dato che anch’esse concorrono al calo dei ricavi) … mentre stiamo affrontando con spirito costruttivo, da entrambe le parti, la trasformazione organizzativa del Corriere e lo sviluppo proprio del sito, riteniamo sia bene sgombrare il campo da ogni situazione non chiarita”.

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Davide Casati

Giornalista
Nato sulle rive di "quel ramo del lago di Como" nel 1990. Ha collaborato con Panorama, Radio Popolare, Lettera43 e come fotografo per le agenzie Demotix e Infophoto.
  • alekone

    ottimo articolo, grazie!

  • nicola

    Mi sembra però che manchi un pezzo importante al tuo ragionamento. Un portale famoso e frequentato come il corsera (e ci aggiungiamo anche repubblica) che ha il braccino corto sui link esterni perde di valore. Non è un portale informativo sul web, ma una TV su un pc. A che serve? Che autorevolezza ha? E soprattutto, chi ha link esterni è vero che perde lettori per questo? Io lettore leggo meno il sito X perché ha link esterni? O leggo X per quello che scrive e per come documenta gli articoli con i link esterni? (Ops!) Le risposte a queste domande non credo siano banali o poco importanti.

    • Quando sono stato citato sul sito del Corriere hanno sempre riportato il link al blog. Probabilmente sono stato fortunato. In ogni caso, i link esterni se cliccati spostano l’attenzione del lettore su altri siti web facendo crollare la permanenza sul proprio. Io li inserisco per etica, solitamente come fonti al termine dei post in modo che il lettore abbia il tempo di scorrere tutto il mio articolo prima di navigare altrove. Con i numeri del Corriere però il discorso è diverso. E’ un quotidiano talmente visitato che le ricadute sarebbero impercettibili. Ben venga comunque la citazione delle fonti. Concentrerei piuttosto il discorso sul fatto che a guadagnare dal box sia solamente Linkiesta e non il Corriere. Sappiamo tutti che i link al nostro sito da portali molto visitati, ci avvantaggiano nelle serp dei motori di ricerca. Linkiesta avrebbe avuto un aumento di traffico sia dal link stesso sia, in misura maggiore, dai motori di ricerca. Credo che il Cdr voglia capire chiaramente la contropartita per il Corriere. Che vantaggi porta questo accordo a fronte di un favore enorme a un giornale concorrente? Sarà un guadagno per il giornale o solo per la concessionaria di pubblicità? Non dimentichiamoci che il box per come era messo nella homepage e per le dimensioni equivaleva a un banner da inserzionista. Non mi è piaciuta poi la presa di posizione di Linkiesta che ha definito la vicenda su Twitter “cronaca da settecento”. Sono accordi interni tra due società, il Cdr non ha reso pubblico il comunicato (è stato pubblicato da Franco Abruzzo) e quindi sarebbe stato più garbato non prendere palesemente posizione sulla vicenda.

  • Si vede che sei giornalista pure tu ROFL