Tiscali, prezzi stracciati per un appalto statale. Il titolo vola in Borsa ma i concorrenti vogliono vederci chiaro

 

Un ribasso dei prezzi dell’89 per cento per vincere un grosso appalto con la Pubblica amministrazione, il titolo della società che vola in Borsa e adesso i dubbi delle aziende concorrenti che vogliono andare a fondo della questione. A entrare in un polverone natalizio è la società di telecomunicazioni Tiscali di Renato Soru (segretario regionale sardo del Pd ed europarlamentare vicinissimo al premier Matteo Renzi).

Tiscali ha partecipato a una gara (preparata in un biennio) per fornire nei prossimi sette anni alle sedi centrali e locali della Pubblica amministrazione la linea telefonica e internet (tramite la centrale di acquisti Consip). Insieme alla società sarda, hanno presentato offerte i concorrenti British Telecom, Fastweb, Telecom Italia, Vodafone e Wind. Il 13 maggio sono state aperte le buste alla ricerca del prezzo più basso a partire dalla base d’asta di 2,4 miliardi di euro.

L’azienda avrebbe presentato infatti un’offerta di 265 milioni di euro pari a un ribasso dell’89 per cento (come ha anticipato in un’esclusiva di inizio dicembre, Il Fatto Quotidiano). La seconda offerta più conveniente sarebbe di British Telecom con 423 milioni di euro, la terza di Fastweb con 715 milioni e infine 746 milioni offerti dalla nazionale Telecom Italia.

La centrale acquisti dello Stato ha comunicato l’esito della gara solo alle società partecipanti per non rendere pubblico il risultato. La vincita di un importante appalto dello Stato, farebbe infatti volare al rialzo le azioni di qualunque azienda quotata, esponendola a speculazioni finanziarie.

Il vincolo ai concorrenti: devono attenersi ai prezzi Tiscali

La gara presentava però una formula particolare di fornitura dei servizi. Il vincitore si occuperà solo del 52 per cento delle connessioni statali mentre l’altra metà verrà suddivisa tra le tre aziende che lo seguono nella graduatoria, in parti uguali. Quest’ultime saranno tuttavia obbligate ad applicare gli stessi prezzi del vincitore.

Renato Soru stamane ad #Alghero #congressoPdSAR

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Come scrive il giornalista economico Giorgio Meletti, portando ad esempio la connessione a banda larga, Tiscali farebbe pagare mensilmente allo Stato per 10 mega, 30 euro. E’ la cifra che sarebbe riportata nel listino prezzi dell’azienda di Soru, presentato per la gara Consip. Per lo stesso servizio Fastweb chiederebbe però alla Pubblica amministrazione, 323 euro al mese. Con le regole del bando, Fastweb sarebbe dunque obbligata a fornire anche il suo servizio di banda larga a 30 euro mensili.

Di fronte a queste cifre, i concorrenti di Tiscali, sono sbiancati. Per capire le ragioni di un così alto ribasso, avevano infatti chiesto formalmente alla Consip di visionare il listino prezzi della società sarda. Nei documenti, sempre secondo Meletti, avrebbero visto che una consulenza dei tecnici Tiscali sui sistemi di telecomunicazioni ha il costo di 12 euro l’ora. Una paga che riterrebbero insostenibile per professionisti qualificati.

Salta il tavolo

La posizione di British Telecom, Fastweb e Telecom Italia è decisamente scomoda. Le tre società dovrebbero tagliare drasticamente i loro costi rispetto a quelli presentati nelle offerte alla gara se vogliono aggiudicarsi una parte dell’appalto. Ecco allora il dubbio che emerge: sono gonfiati i prezzi di tutte le altre società partecipanti alla gara oppure è Tiscali che ha presentato un’offerta troppo bassa per essere sostenuta?

Difficile rispondere non sapendo i costi effettivi dei servizi. Fatto sta che per la triade perdente c’è una possibile via d’uscita per non tagliare i listini: far saltare il tavolo. Le aziende si possono rifiutare di fornire connessione e telefono ai prezzi praticati da Tiscali. Lo Stato dovrebbe quindi indire una nuova gara e ripetere tutto daccapo.

Tiscali vola in Borsa

Qualsiasi sia la decisione che prenderanno le tre società, Tiscali sta già fregandosi le mani. La notizia della possibile vincita dell’appalto, nonostante il riserbo di Consip, è infatti divenuta di pubblico dominio. Negli stessi giorni in cui la soffiata è arrivata agli ambienti finanziari, il titolo dell’azienda sarda è schizzato alle stelle.

Tiscali in borsa

Lunedì della scorsa settimana, il titolo ha registrato un +15 per cento (al mattino ha raggiunto addirittura +21 per cento). Le autorità visto il forte rialzo, hanno sospeso le contrattazioni (triplicate rispetto alla normale attività in borsa di Tiscali) per due ore. Il rialzo è stato giustificato da alcuni analisti con un raggiunto accordo per la ristrutturazione e il riscadenziamento del debito societario (191,3 milioni di euro a settembre) con le banche.

Sia Meletti del Fatto Quotidiano che Gian Maria De Francesco della redazione economica del Giornale sembrano concordi invece nell’affermare che il volo in Borsa sia dovuto alla notizia della vincita dell’appalto statale. Con il nuovo anno, sapremo se lo Stato dovrà indire un nuovo bando o se tutti gli operatori si adegueranno ai prezzi stracciati di Tiscali. In quest’ultimo caso “ci si potrebbe domandare come mai lo Stato negli anni scorsi abbia deciso di pagare tantissimo quello che può comperare a molto meno”, scrive De Francesco.

Le tariffe praticate dall’azienda di Soru porterebbero un notevole risparmio per le casse della Pubblica amministrazione; a guadagnarci sarebbero i cittadini. Per il momento, l’unica cosa certa è che gli unici ad averci guadagnato (parecchio) negli scorsi giorni sono gli operatori che hanno giocato in Borsa con il titolo Tiscali.

Aggiornamento 1/1: 1) In base al precedente appalto, lo Stato pagherebbe attualmente 746 euro al mese per ogni connessione internet da 10 mega. 2) Cosa succederebbe se British Telecom, Fastweb e Telecom Italia rifiutassero di adeguare i prezzi a quelli proposti da Tiscali? Pare che basti che una sola delle tre aziende accetti di fornire la connettività agli stessi prezzi per dichiarare valido l’appalto. Tiscali fornirebbe il 52 per cento dei servizi mentre la seconda azienda, la restante parte (48 per cento) senza che sia suddivisa ad altre società.

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Davide Casati

Giornalista
Nato sulle rive di "quel ramo del lago di Como" nel 1990. Ha collaborato con Panorama, Radio Popolare, Lettera43 e come fotografo per le agenzie Demotix e Infophoto.
  • Simone

    Non e’ che forse negli anni passati abbiamo speso un po’ troppo e abbiamo dato un po’troppi soldi alle maggiori tlc (visto che consip e’ pubblica e i soldi arrivano dai suoi azionisti ovvero noi cittadini-aziende)??? Non va bene risparmiare??? Qual’e il problema mi chiedo!! Facile prendersela con la piccola tiscali! A quanto pare ha ampiamente dimostrato (dopo mesi e mesi di verifiche) ai signori Consip di erogare i servizi a quei prezzi . Questo non e’ giornalismo serio.

  • Simone

    Meletti che vergogna di articolo!!! Eppure ” il fatto”lo consideravo un giornale serio