Dopo 50 anni di matrimonio, massacra il marito con vaso e forbici: “Lui mi picchiava”

 

Gli ha fracassato il cranio con un vaso di cristallo e poi ha infierito sul corpo con un paio di forbici. Le stesse che lui aveva usato il giorno prima per ferirla. Quando arrivano, i Carabinieri trovano madre e figlio (69 anni e 46 anni) seduti in salotto. Sul divano letto, il corpo martoriato del capofamiglia, R.B. (68 anni) con il capo rotto da un vaso di cristallo e il corpo sfregiato dai colpi di un coltello di trenta centimetri e di un paio di forbici. “Se avessi usato un bicchiere, adesso non saremmo qui”, biascicherà al Pm la moglie della vittima. Lui mi picchiava e io l’ho ucciso.

R.P. ha girato la chiave nel lucchetto con il gomito ancora dolorante. Da tempo, nella casa alla periferia ovest di Bologna, dormiva con la porta serrata da un chiavistello. Aveva troppa paura del marito per condividere un letto matrimoniale. Di notte, con lui non condivideva nemmeno la stanza. Secondo il racconto che farà agli inquirenti, all’ennesima lite nei giorni tra il vecchio e il nuovo anno R.B. l’aveva ferita con un paio di forbici ad un gomito. Ne troveranno parecchi di referti medici i Carabinieri che perquisiranno il 3 gennaio l’abitazione della famiglia. Escoriazioni, lividi, ferite e una caduta da una finestra della casa. Sbadataggine, aveva raccontato ai dottori del pronto soccorso.

Ci finirà di nuovo in ospedale ma questa volta per un crollo nervoso dopo essersi resa conto, in Questura, di aver ucciso suo marito. Alle 22.30 del 3 gennaio, i due stanno litigando perché R.B. non vuole prendere gli ansiolitici che il medico gli ha prescritto. Forse vola qualche schiaffo, come solito. Il finale però è diverso. La donna afferra il vaso di cristallo posato in salotto e con ancora l’acqua e i fiori all’interno, lo scaraventa sulla testa del marito. Poi prende un coltello lungo una trentina di centimetri e colpisce collo e nuca. Alla fine, ha in mano anche le forbici che affonda nelle stesse ferite. Lo stesso paio che, ricostruiranno in seguito i militari, le avrebbe procurato il taglio sul gomito.

Termina con una telefonata all’unico figlio, la furia della donna. Lui telefona ai Carabinieri per far arrestare la madre. Durante l’interrogatorio, R.P. è un fiume in piena. Racconta delle vessazioni subite nei quasi cinquant’anni di matrimonio. Di tutte le volte che è stata curata in ospedale e ha dovuto dire che si era fatta del male da sola. Di una spinta nel 2003 che l’ha fatta cadere dalla finestra di casa e che era passata per un suo tentato suicidio. Agli inquirenti dice di ricordare del vaso ma quando loro fanno cenno al coltello e alle forbici, si sente male e viene portata d’urgenza all’ospedale Maggiore. Ci esce, poco dopo, solo per entrare nelle camere di sicurezza del carcere della Dozza. I Carabinieri la arrestano per omicidio aggravato. Mercoledì il suo legale tenterà di farle avere gli arresti domiciliari in una comunità.

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Davide Casati

Giornalista
Nato sulle rive di "quel ramo del lago di Como" nel 1990. Ha collaborato con Panorama, Radio Popolare, Lettera43 e come fotografo per le agenzie Demotix e Infophoto.