Come Renzi ha fregato Berlusconi per far eleggere Mattarella

Un voltafaccia degno di House of cards perché in politica non importa la lealtà ma il raggiungimento degli obiettivi. Così Silvio Berlusconi, incontrastato re delle sottotrame parlamentari per vent’anni, è stato fregato come un novellino dal premier Matteo Renzi che ha eletto (senza il consenso del Cav.) Sergio Mattarella come presidente della Repubblica. Ecco come l’allievo ha superato il maestro.

 

Lo scacco matto di Renzi a Berlusconi è arrivato martedì quando il Senato ha approvato il disegno di legge di riforma elettorale: l’Italicum 2.0, come è stato soprannominato. La riforma era stata concordata con il leader di Forza Italia a gennaio 2014 in un incontro avvenuto nella direzione del Partito Democratico. Renzi aveva siglato il Patto del Nazareno per procedere, in accordo con Berlusconi, ad una serie di riforme utili all’Italia tra cui, appunto, la nuova legge elettorale.

L’accordo tra i due esponenti politici non è mai stato reso noto esplicitamente ma secondo diversi commentatori prevedeva anche un nome concordato per il nuovo presidente della Repubblica dopo Giorgio Napolitano. (Renzi, in un’intervista alla Stampa dopo l’elezione di Mattarella, lo ha smentito: “Sul Colle non c’erano accordi”.)

Con l’Italicum approvato al Senato, il leader di Forza Italia aveva però bruciato qualsiasi arma di ricatto per pressare Renzi sul successore di Napolitano. Il Cavaliere non si aspettava che il Premier gli voltasse improvvisamente le spalle. Prima di certificare con qualche voto di Forza Italia la bontà della legge elettorale, non si era quindi assicurato di trovare un accordo sul nome del presidente della Repubblica, convinto che fosse scontata una sua partecipazione nella decisione.

 

Mentre in Senato passava l’Italicum, Renzi stava però già pensando a come garantirsi i voti necessari per l’elezione del capo dello Stato senza il partito di Berlusconi. Il Premier ha chiesto a Nichi Vendola e Pierluigi Bersani di dargli fiducia e di appoggiare il nome di Sergio Mattarella, non ancora reso pubblico. (Lo stesso ha fatto con i parlamentari usciti dal Movimento 5 stelle.) Ha così intascato i numeri necessari all’elezione da Sel e dalla minoranza Pd che gli era ostile. Quando sono iniziate le consultazioni con gli altri partiti, tra cui Forza Italia, Renzi non aveva alcuna intenzione di scendere a compromessi (e poteva permetterselo visto che alla quarta votazione secondo i suoi calcoli avrebbe comunque raggiunto l’obiettivo).

Silvio Berlusconi si è quindi scontrato contro un muro. Il Cav. voleva Giuliano Amato sul Colle ma Matteo Renzi ha bocciato subito il nome. “Potete votare Mattarella e contribuire all’elezione del capo dello Stato oppure rifiutarvi. In ogni caso, verrà eletto”, deve aver detto senza troppi giri di parole a Berlusconi che, considerato il Patto del Nazareno, pensava di poter trovare una soluzione comune. Il leader di Forza Italia non ha potuto minacciare una rappresaglia in Parlamento perché pochi giorni prima era stata approvata la legge elettorale. Rimaneva quindi con un pugno di mosche in mano.

 

Furioso, il Cavaliere ha annunciato insieme ad Angelino Alfano di Ncd che i parlamentari del loro schieramento avrebbero lasciato la scheda bianca. E’ il suo ex delfino però a dargli il secondo schiaffo nel giro di poche ore. Alfano è infatti Ministro dell’Interno del Governo Renzi e non partecipare all’elezione del capo dello Stato, in linea con il Premier, potrebbe costargli la poltrona. Renzi non fornisce appigli ai parlamentari di Ncd: emette un comunicato stampa in cui invita le forze politiche a sostenere Mattarella senza fare riferimento esplicito al suo Ministro.

Lo strappo tra Alfano e Berlusconi risulta così responsabilità unica del primo, senza condizionamenti del Governo. I voti di Alfano (che Renzi aveva già calcolato come suoi fin dall’inizio) consentono alla maggioranza di ripararsi anche dai franchi tiratori che potrebbero minare l’elezione. Mattarella viene eletto ma a festeggiare è soprattutto Matteo Renzi. Ha dimostrato ai suoi elettori che non deve alcun riguardo a Berlusconi, ha ricompattato il Partito Democratico coinvolgendo nella decisione la minoranza interna e ha fatto litigare i suoi principali avversari politici. Se non è degno erede di Frank Underwood, poco ci manca.

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Davide Casati

Giornalista
Nato sulle rive di "quel ramo del lago di Como" nel 1990. Ha collaborato con Panorama, Radio Popolare, Lettera43 e come fotografo per le agenzie Demotix e Infophoto.