Filo rosso lega Germanwings a Malaysia Airlines: suicidio del pilota

Un omicidio suicidio che ha causato la morte di centinaia di persone. E’ il filo rosso che lega il volo Germanwings precipitato sulle Alpi francesi e il Boing 777 della Malaysia Airlines scomparso nel marzo 2014 e non ancora ritrovato.

Le indagini svolte dagli inquirenti francesi sulla scatola nera dell’Airbus tedesco A320 hanno fatto emergere le sconcertanti registrazioni audio che hanno preceduto l’impatto sulle montagne. “Per l’amore di Dio, apri questa maledetta porta”, avrebbe detto il comandante Patrick Sonderheiner al copilota Andreas Lubitz che si era chiuso all’interno della cabina di comando e aveva impostato la discesa dell’aeromobile. Dei forti colpi metallici nella registrazione farebbero presumere che Sonderheiner aiutato dagli hostess avesse anche tentato di colpire la porta blindata della cabina con un’ascia per aprirla. La serratura era stata tuttavia chiusa dall’interno dal copilota, impedendo l’apertura anche con il sistema di emergenza del codice alfanumerico (conosciuto solo dal personale di bordo).

Un suicida, dunque, che ha trascinato nella sua spirale di morte 149 passeggeri. Secondo alcuni esperti, una scena simile sarebbe avvenuta l’8 marzo 2014 a bordo del volo MH370 della Malaysia Airlines con a bordo 239 persone, scomparso dai radar e mai più ritrovato. I piloti del Boing dopo aver avuto un’ultima comunicazione con la torre di controllo di Kuala Lumpur in Malesia, avrebbero dovuto entrare nel raggio radio della torre di controllo vietnamita ma non hanno mai avuto comunicazioni con quest’ultima.

Alcuni radar militari e degli scambi automatici di informazioni tra il sistema di bordo e un satellite collocano l’aereo diretto a Pechino fuori rotta. Ma c’è di più. Il velivolo avrebbe compiuto diverse virate, impossibili da governare per un pilota automatico, e avrebbe poi continuato il suo viaggio per altre sette ore sopra l’oceano indiano (Ha dichiarato il primo ministro malese dopo 16 giorni di ricerche: “Si deve concludere che l’aereo sia precipitato inabissandosi nell’oceano indiano meridionale”). La soluzione del mistero secondo l’esperto di sicurezza aerea e pilota inglese Simon Hardy sta proprio in quelle virate apparentemente inspiegabili intorno all’isola di Penang. Terra natale del comandante Zaharie Shah.

Zaharie Shah

Zaharie Shah

“Qualcuno sull’aereo stava guardando l’isola di Penang. Qualcuno ha osservato a lungo Penang. Il capitano era originario di quell’isola”, spiega Hardy alla Bbc. L’esperto è convinto che, come avvenuto per il volo Germanwings, il Boing Malysia Airlines sia stato fatto schiantare volontariamente nel mare da un comandante omicida suicida.

L’aereo non è stato registrato dai radar malesi e tailandesi, sembra sia volato esattamente sulla linea di confine tra i due Stati. Prosege Hardy: “E’ una rotta troppo accurata per pensare che sia solo una coincidenza. Entrambi i centri di controllo hanno presupposto che l’aereo fosse nel territorio dell’altro Stato e non hanno prestato attenzione alla sua rotta”.

“La virata registrata dal satellite, assomiglia a un gancio. Ho pensato a lungo a questo tipo di rotta ed è esattamente la manovra che io stesso faccio per ammirare in Australia le Ayers Rock. Se l’aereo vola in linea retta verso le montagne, dalla cabina di pilotaggio non le vedi perché vengono coperte dalla parte anteriore del velivolo”, spiega Hardy.

Prosegue: “Per poterle osservare devi quindi girare l’aereo a destra o sinistra, volarci accanto e poi virare. Se analizziamo i dati provenienti dal volo malese, si scopre che l’aereo ha girato per ben tre volte intorno all’isola. Qualcuno quindi la stava guardando”.

Secondo Simon Hardy, il comandante sarebbe rimasto solo in cabina chiudendo all’esterno il copilota come ha fatto Andreas Lubitz. Zaharie Shah avrebbe depressurizzato l’aereo facendo morire tutti i passeggeri e avrebbe poi proseguito il volo sull’oceano fino all’esaurimento del carburante. C’è anche la possibilità che abbia effettuato un atterraggio sull’acqua impedendo alla carlinga del velivolo di distruggersi. Sarebbe un valido motivo per cui finora non sono stati ritrovati pezzi del Malaysia Airlines nonostante le ricerche proseguano da oltre un anno.

La teoria dell’esperto di sicurezza è una delle numerose accreditate ma i detrattori fino a pochi mesi fa sottolineavano come l’omicidio suicidio di un pilota non sia mai stato accertato con sicurezza nella storia dell’aviazione civile. Dal 1976 ci sono otto casi sospetti ma ancora nessuna conferma di un’azione tanto abominevole. Almeno fino alla scorsa settimana.

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Davide Casati

Giornalista
Nato sulle rive di "quel ramo del lago di Como" nel 1990. Ha collaborato con Panorama, Radio Popolare, Lettera43 e come fotografo per le agenzie Demotix e Infophoto.